Bertolt Brecht
    


        


" Alcune sue poesie"

 

Hollywood
ogni mattina
per guadagnarmi da vivere
vado al mercato


dove si comprano le bugie,
pieno di speranza
mi metto tra chi vende

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Non ho bisogno di una lapide
ma se voi avete bisogno di una per me
vorrei che ci fosse scritto
ha fatto delle proposte

noi le abbiamo accettate
con una tale incisione saremmo
onorati tutti quanti

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Generale, il tuo carro armato è 
una macchina potente

Spiana un bosco e sfracella cento uomini.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un carrista.

Generale, il tuo bombardiere è potente.
Vola più rapido d’una tempesta 
e porta più di un elefante.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un meccanico.

Generale, l’uomo fa di tutto.
Può volare e può uccidere.
Ma ha un difetto:
può pensare.

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A COLORO CHE VERRANNO  -   1939
Davvero vivo in tempi bui!
la parola innocente è stolta. una fronte distesa
vuol dire insensibilità. chi ride
la notizia atroce non l'ha saputa ancora.
Quali tempi sono questi, quando
discorrere d'alberi è quasi un delitto,
perchè su troppe stragi comporta silenzio!
e l'uomo che ora traversa tranquillo la via
mai più potranno raggiungerlo dunque gli amici
che sono nell'affanno?

è vero: ancora mi guadagno da vivere.


Ma, credetemi è appena un caso. nulla
di quel che fo m'autorizza a sfamarmi.
per caso mi risparmiano.
- basta che il vento giri e sono perduto -
mangia e bevi! mi dicono e sii contento di averne.
ma come posso io mangiare e ber, quando
quel che mangio a chi ha fame lo strappo e
manca a chi ha sete il mio bicchiere d'acqua?
eppure mangio e bevo.

Vorrei anche essere un saggio.
nei libri antichi è scritta la saggezza:
lasciar le contese del mondo e il tempo breve
senza tema trascorrere.
spogliarsi di violenza
render bene per male
non soddisfare i desideri anzi
dimenticarli dicono è saggezza.

Tutto questo io non posso
davvero vivo in tempi bui!
nelle città venni al tempo del disordine
quando la fame regnava.
tra gli uomini venni al tempo delle rivolte
e mi ribellai insieme a loro.

Così il tempo passò
che sulla terra m'era stato dato.
il mio pane lo mangiai tra le battaglie.
per dormire mi stesi in mezzo agli assassini.
feci all'amore senza badarci
e la natura la guardai con impazienza.

Così il tempo passò
che sulla terra m'era stato dato.
al mio tempo le strade si perdevano nella palude.
la parola mi tradiva al carnefice.
poco era in mio potere. ma i potenti
posavano più sicuri senza di me o lo speravo.

Così il tempo passò
che sulla terra m'era stato dato.
le forze erano misere.

La meta era molto remota.
La si poteva scorgere chiaramente

seppure anche per me quasi inattingibile.

Così il tempo passò
che sulla terra m'era stato dato.
voi che sarete emersi dai gorghi
dove fummo travolti
pensate
quando parlate delle nostre debolezze
anche ai tempi bui
cui voi siete scampati.
andammo noi più spesso cambiando paese che scarpe
attraverso le guerre di classe disperati
quando solo ingiustizia c'era e nessuna rivolta.
eppure lo sappiamo
anche l'odio contro la bassezza
stravolge il viso.

Anche l'ira per l'ingiustizia
fa roca la voce. Oh noi
che abbiamo voluto apprestare il terreno alla gentilezza
noi non si poté essere gentili.
ma voi quando sarà venuta l'ora
che all'uomo un aiuto sia l'uomo
pensate a noi con indulgenza.

 

I bambini giocano alla guerra
E' raro che giochino alla pace
perché gli adulti da sempre fanno la guerra
tu fai  pum e ridi
il soldato spara
e un altro uomo non ride più

E' la guerra
C'è un altro gioco da inventare
far sorridere il mondo
non farlo piangere

Pace vuol dire
che non a tutti piace lo stesso gioco
che i tuoi giocattoli
piacciono anche agli altri bimbi
che spesso non ne hanno
perché ne hai troppi tu

che i disegni degli altri bambini
non sono dei pasticci
che la tua mamma non è solo tutta tua
che tutti i bambini sono tuoi amici


E pace è ancora
non avere fame
non avere freddo
non avere paura

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La guerra che verrà
non è la prima. Prima
ci sono state altre guerre.
Alla fine dell’ultima
C’erano vincitori e vinti.
Fra i vinti la povera gente
Faceva la fame. Fra i vincitori
Faceva la fame la povera gente egualmente.

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CANZONE DI MADRE COURAGE
O comandante basta i tamburi
dategli requie alle fanterie
madre Courage è qui con le scarpe
che dentro meglio ci si cammina.
Con quelle loro lèndini e pulci
con i carriaggi, i cannoni e i traini
se la battaglia devono marciare
di scarpe nuove hanno bisogno.

Vien primavera sveglia, cristiani!
sgela la neve. Dormono i morti.
Ma quel che ancora morto non è
sugli stinchi si leverà.

O comandanti, le vostre genti
senza salsiccia alla morte non vanno.
Per tutti i guai di corpo e d'anima
courage col vino se li conforti.
O comandanti, a digiuno il cannone
alla salute non fa troppo bene
ma se non sazi, benedetti voi
e fin in fondo all'inferno portateveli.

Vien primavera sveglia, cristiani!
sgela la neve. Dormono i morti.
Ma quel che ancora morto non è
sugli stinchi si leverà.

Da Ulm a Melz da Melz all'Order!
madre courage è sempre qua!
chi fa la guerra guerra lo campa
ma le ci vuole polvere e piombo.
Di piombo solo non riesce a vivere
neanche di polvere le ci vuol gente!
dunque segnatevi ai reggimenti
che se no crepa! ma oggi e subito!

Vien primavera sveglia, cristiani!
sgela la neve. Dormono i morti.
Ma quel che ancora morto non è
sugli stinchi si leverà.

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